Data di pubblicazione : 18/08/20 alle 13:24,

Data ultimo aggiornamento: 16/03/21 alle 17:20


Dichiarazione relativa le fonti scientifiche di riferimento del presente articolo:

Le informazioni medico-scientifiche riportate nel presente articolo sono indirizzate ad un pubblico generico senza alcuna limitazione di sorta. Sono frutto del bagaglio culturale e dell’esperienza professionale del medico o del professionista sanitario intervistato o autore del medesimo articolo. Qualora l’autore non fosse un professionista del settore medico-sanitario le fonti medico scientifiche di riferimento del presente articolo sono riportate in calce.

Epatite B o HBV

Epatite B 730x486

Esistono virus giovani che hanno subito conquistato le vette del successo mediatico come il neonato SARS-CoV-2 (comunemente noto come Coronavirus), ed esistono virus anziani, anzi molto antichi che convivono con il genere umano da millenni, come nel caso dell’Hepatitis Virus B (HBV).

Non sappiamo con precisione da quanto tempo l’epatite b sia sulle scene, ma in un recente studio, guidato da un team dell’Università di Copenaghen, nel quale è stato sequenziato il DNA antico ottenuto dai resti di 304 individui vissuti tra 7.000 anni e alcune centinaia di anni fa, si è dimostrato che 25 soggetti (circa il 12%), erano stati infettati dal virus HBV.

Nel corso di queste migliaia di anni il virus, si è spostato, si è trasformato, si è adattato a noi, ma fortunatamente la scienza negli ultimi decenni ha fatto passi da gigante, passi più veloci dell’evoluzione naturale del virus e forse siamo vicino ad una conclusione. Questa convivenza forse giungerà ad un termine grazie a due passaggi fondamentali, uno è in primo luogo il piano di vaccinazione e il secondo è basato sull’utilizzo delle terapie antivirali.

Ovviamente è il vaccino che ha gettato le basi per l’eradicazione dell’HBV, grazie ad esso blocchiamo da subito la possibilità di diffusione e di infezione dell’essere umano ed infatti dal 1991, anno in cui la vaccinazione è stata resa obbligatoria, il numero di infezioni di epatite b è drasticamente calato nel nostro paese.

La terapia antivirale ha invece lo scopo, come vedremo successivamente, di abbattere la carica virale e di conseguenza le complicanze legate all’evoluzione della malattia in quei soggetti che presentano un infezione cronica.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che nel mondo siano circa 257 milioni i portatori cronici HBV e che solo il 10% sia consapevole del proprio stato di portatore. Inoltre l’OMS stima che nel 2015 circa 887 mila persone sono morte a causa delle conseguenze dell’epatite B.

Il virus HBV viene trasmesso attraverso fluidi corporei quali sangue, liquido seminale e secrezioni vaginali. Le cause più frequenti di contagio sono:

  • rapporti sessuali non protetti;

  • condivisione di oggetti personali come manicure, rasoi, spazzolini da denti etc.

  • condivisione di siringhe che dovrebbero essere monouso (frequente nella tossicodipendenza).

  • può inoltre essere trasmessa dalla madre al neonato durante il parto.

In quest’ultimo caso è importante proteggere il bimbo con la somministrazione di immunoglobuline e vaccinazione alla nascita.

Test per l’epatite b

L’infezione da HBV però può evolvere in modi diversi, infatti nella maggior parte dei casi (circa l’80%) il nostro organismo è in grado di difendersi e di produrre gli anticorpi atti a impedire la replica virale, il virus in realtà non scompare del tutto dal nostro corpo, ma rimane segregato e controllato dal nostro sistema immunitario. In questo caso non vi è possibilità di evoluzione in malattia cronica, ma dobbiamo essere molto attenti nel caso in cui dovessimo essere sottoposti a terapie che possono sopprimere il sistema immunitario stesso (uso di cortisone, immunosoppressori o chemioterapici).

Infatti in questo caso, il deficit immunitario iatrogeno (cioè indotto dai farmaci), altera l’equilibrio di immunosorveglianza permettendo al virus di risvegliarsi.

Nella minoranza dei casi invece, il nostro organismo, una volta venuto a contatto con il virus, potrebbe non essere in grado di sviluppare gli anticorpi e l’HBV può convivere nel nostro corpo inducendo in tal caso danno cronico al nostro fegato.

Tale processo infiammatorio nel corso degli anni può portare a gravi conseguenze come lo sviluppo di cirrosi ed epatocarcinoma.

È opportuno, soprattutto nei pazienti non vaccinati, eseguire uno screening ematico per capire se si è mai venuti in contatto con il virus dell’epatite B. Gli esami fondamentali da effettuare sono: HBsAg questo è un antigene espresso dal virus HBV ed indica la possibilità di infezione attiva, HBsAb questo è invece l’anticorpo prodotto dal nostro organismo ed indica che siamo stati in grado di produrre gli anticorpi atti a difenderci dall’infezione (è lo stesso anticorpo presente nel caso di vaccinazione), HBcAb anticorpo prodotto dal nostro organismo, la sua presenza indica che siamo venuti in contatto con il virus, ma la sola presenza di HBcAb non indica che siamo in grado di essere immuni o protetti dal virus HBV.

Nel caso in cui vi siano sospetti di infezione cronica da HBV è fondamentale praticare un prelievo per la ricerca dell’HBV-DNA, quest’ultimo test non valuta la presenza di anticorpi prodotti dal nostro corpo, ma ricerca la presenza stessa del DNA virale ed è un test fondamentale per l’eventuale percorso terapeutico. Di seguito uno schema per meglio comprendere le diverse possibilità cliniche:

 

HBsAg

HBsAb

HBcAb

HBV-DNA

+

+

+

Infezione attiva

+

+

Infezione non attiva

+

Vaccinazione

+

+

Infezione pregressa

+

Infezione pregressa

Nel caso di infezione cronica da HBV è anche molto importante effettuare un test per la ricerca di anticorpi anti-HDV (Hepatitis Virus D). Quest’ultimo è un altro tipo di virus in grado di attaccare il fegato, ma necessita della presenza del virus HBV per poter entrare ed attaccare il nostro organismo. La presenza di HBV può cambiare la prognosi ed il percorso terapeutico del paziente.

I sintomi dell’HBV

Come nel caso dell’infezione da HCV, anche la presenza cronica di virus B potrebbe essere del tutto asintomatica. In molti casi ci si accorge dell’infezione grazie ad un prelievo di controllo con evidenza di alterazioni delle transaminasi (anche se queste potrebbero risultare del tutto normali in corso di infezione cronica) o nella peggiore delle ipotesi quando il virus ha creato un danno così rilevante da manifestare sintomi di cirrosi epatica o epatocarcinoma (HCC).

La cirrosi epatica è lo stato più avanzato di compromissione anatomo-funzionale del fegato. Il costante danno causato dalla presenza del virus nel nostro fegato, porta ad un lento e graduale sovvertimento strutturale con accumulo di tessuto fibroso, che nella fase più grave induce severi deficit funzionali del fegato, nonché alterazioni vascolari (ipertensione portale).

La cirrosi oltre a causare, nella fase di scompenso, gravi complicanze come ascite ed encefalopatia, predispone allo sviluppo di epatocarcinoma, un tumore maligno del fegato; il virus HBV sembrerebbe avere una capacità autonoma ed indipendente dal grado di fibrosi epatica nello sviluppare l’HCC.

Il miglior modo in assoluto per combattere l’infezione cronica da HBV è sicuramente il vaccino, infatti grazie alla vaccinazione obbligatoria si evita la possibilità di ingresso nel nostro organismo del virus e si impedisce che esso circoli.

Nel caso di infezione cronica ed attiva di HBV è fondamentale sottoporsi a controlli di routine, poiché le attuali terapie permettono di sopprimere la carica virale ed evitare l’evoluzione in cirrosi o lo sviluppo di HCC. Differentemente dalla terapia antivirale contro l’HCV, che prevede degli schemi precisi e temporalmente definiti (generalmente 8 o 12 settimane di trattamento), per l’HBV la terapia è diversa, poiché non è possibile eradicare il virus completamente dalle nostre cellule.

In ogni caso i nuovi farmaci antivirali (Entecavir, Tenofovir) sono in grado di sopprimere completamente la carica virale, purtroppo però la terapia non ha uno schema ben definito e può durare diversi anni. Si deve però tener presente che i suddetti farmaci sono ottimamente tollerati e con bassi effetti collaterali, per tale ragione generalmente non insorgono significative complicanze anche in caso di terapie lunghe diversi anni.

Come per molte malattie virali dannose nei riguardi del fegato, è importante intervenire in tempo per evitare conseguenze irreversibili, quindi nessuna paura nei riguardi dei vaccini (che hanno fanno la storia in senso assolutamente positivo) e nel sottoporsi a controlli atti a valutare la possibile infezione da virus HBV per poter intervenire in tempo con terapie adeguate a ridurre il rischio di complicanze.

Dott. Luca Fontanella

Specialista in Geriatria e Malattie del fegato e del ricambio

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