Data di pubblicazione : 15/11/18 alle 19:18,

Data ultimo aggiornamento: 17/03/21 alle 16:57


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ERNIA DEL DISCO: SINTOMI E TRATTAMENTI DI UNA PATOLOGIA DA NON TRASCURARE

ERNIA 300x200 La colonna vertebrale, chiamata anche rachide o spina dorsale, è il principale sostegno del corpo umano. E’ costituita da 33/34 vertebre, collegate fra loro da strutture fibrocartilaginee flessibili chiamate dischi intervertebrali. Queste strutture creano un collegamento tra i corpi vertebrali e svolgono due funzioni fondamentali: Ammortizzazione e scarico del peso e delle forze che agiscono sulla colonna, e consentono i movimenti della stessa. Il disco intervertebrale è sottoposto a continue sollecitazioni che possono causare lo spostamento di quest’ultimo dalla sua posizione centrale e quindi compromettere la sua funzione di ammortizzatore. Ne abbiamo parlato con il Prof. Carmine Franco docente presso la Laurea di Scienze Infermieristiche dell’Università La Sapienza Polo Pontino Latina. Ha ricoperto importanti incarichi di Direzione, è stato Responsabile dell’Unità Operativa Vertebrospinale della Neurochirurgia dell’Ospedale S. Maria Goretti Latina dal 2010 al 2018, Direttore dell’Unità Operativa di Neurochirurgia dell’Ospedale S. Maria Goretti. Attualmente svolge la sua attività chirurgica presso l’Icot di Latina e il Policlinico Sant’Anna Città di Pomezia.

Prof. Carmine Franco, cosa s’intende per Ernia del disco?

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“L’ernia del disco è un disturbo che riguarda la colonna vertebrale e, in particolare quella porzione di tessuto compresa tra le due vertebre chiamata disco intervertebrale. Il disco intervertebrale si compone di due parti: un’interna, il nucleo polposo, con funzione ammortizzante, e un’esterna, l’anello fibroso, che costituisce la parete del disco e serve da struttura di contenimento del nucleo polposo. L’ernia del disco è dovuta alla rottura dell’anello fibroso con fuoriuscita del nucleo polposo dalla propria sede”.

Quali sono le cause?

Traumi, eccesso di attività fisica, peso se in eccesso causa uno stress maggiore sui dischi nella ragione lombare, perdita di elasticità e flessibilità dei tessuti quale può avvenire in età avanzata, statura molto alta, determinati tipi di lavoro che richiedono sollevamenti particolari.”

Quali sono i sintomi?

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Il sintomo principale è il dolore intenso nella zona dove si è verificata la lacerazione, che può essere lombare, più frequentemente o anche cervicale meno frequente. A seconda dei casi il dolore si estende alla gamba o al braccio dove si trova il nervo coinvolto cui può seguire intorpidimento, formicolio e debolezza dell’arto coinvolto”.

Com’è fatta la diagnosi?

E’ necessaria una visita specialistica che permette di valutare lo stato di efficienza, flessibilità e mobilità della colonna vertebrale, la presenza di eventuali deficit motori. Per la diagnosi di certezza è necessaria una RMN della colonna con associato in alcuni casi un EMG”.

Quando è consigliato l’intervento chirurgico?

In tutti quei casi in cui è presente un deficit motorio con disturbi della deambulazione nel caso di ernia lombare o disturbi della flessione, estensione del braccio o prensione nel caso di ernia cervicale, e quando la terapia medica non dà segni di miglioramento. L’intervento più comune per un’ernia del disco è la microdiscectomia con riprese delle normali abitudini di vita molto rapida. Il paziente è dimesso in seconda giornata”.

Vi sono delle alternative all’intervento?

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Una nuova arma che stiamo usando già da alcuni mesi presso il Medical Pontino, di cui è centro di riferimento per il territorio, per le patologie dovute all’ernia discale, lombare e cervicale, è rappresentata dal “Laser Yag High Dosed 3 Chronic Sport”, primo laser a tre lunghezze d’onda. Utilizzando tre diverse lunghezze d’onda ha un’azione inibitrice del dolore, antiinfiammatoria, antiedemigena, biostimolante e riossigenante del tessuto”.

Che tipo di trattamento è?

Si tratta di un trattamento non invasivo, breve ma di grande efficacia che porta alla risoluzione del dolore e della sintomatologia associata nella lombo-sciatalgia e nella cervicobrachialgia. Sono solitamente necessarie dalle 6 alle 8 sedute”.
 

Prof. Carmine Franco

Neurochirurgo

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