Le caratteristiche del nuovo Coronavirus

I coronavirus fanno parte di una vasta famiglia di virus – che derivano da quelli animali – che possono causare un raffreddore comune, una forma lieve simile all’influenza ma anche malattie più gravi come la sindrome respiratoria mediorientale (Mers) e la sindrome respiratoria acuta grave (Sars).

Il virus responsabile dell’epidemia in corso è un nuovo ceppo di coronavirus mai identificato in precedenza nell’uomo. I pazienti presentano una vasta gamma di sintomi: febbre, tosse secca, mal di gola, difficoltà respiratorie.

Le informazioni finora disponibili suggeriscono che il virus possa causare sia una forma lieve, simil-influenzale, che una forma più grave di malattia come polmonite, sindrome respiratoria acuta grave, insufficienza renale e persino morte.

Le conseguenze sui pazienti

Diversi esperti e virologi hanno cercato di spiegare quali sono i principali effetti del virus. «Su 100 persone malate, 80 guariscono spontaneamente, 15 hanno problemi seri ma gestibili in ambiente sanitario, solo nel 5% comporta il ricovero in rianimazione», ha ricordato più volte Walter Ricciardi dell’Oms e membro della task force del ministero della Salute sull’emergenza coronavirus. 

Effetti che sono stati riepilogati da Giovanni Maga, direttore Cnr-Igm, Istituto di genetica molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche: «L’infezione, dai dati epidemiologici oggi disponibili, causa sintomi lievi e moderati, una specie di influenza, nell’80% dei casi». «Nel 10-15% – spiega il ricercatore del Cnr – può svilupparsi una polmonite, il cui decorso è però benigno in assoluta maggioranza». 

Non sempre però, perché secondo i dati disponibili finora si calcola anche che almeno il 5% dei pazienti richieda ricovero in terapia intensiva (in Italia attualmente 8-10%). Questi gli effetti nel complesso. 

Ma le conseguenze variano a seconda del paziente: «Il rischio di gravi complicanze aumenta con l’età, e le persone sopra 65 anni o con patologie preesistenti o immunodepresse – sottolinea ancora Giovanni Maga – sono ovviamente più a rischio, così come lo sarebbero per l’influenza».

Coronavirus, Sars e influenza

Il coronavirus è più contagioso ma meno letale degli altri coronavirus circolati negli ultimi anni. La Mers, l’epidemia del coronavirus “mediorientale”, in tutto ha registrato 2494 casi con 858 morti, con un tasso di letalità del 34,4%. 

La più nota epidemia Sars in due anni ha fatto 8096 casi con 774 morti, con un tasso di letalità del 9,6%. Il virus Ebola, la cui epidemia in corso in Congo è tutt’ora un’emergenza internazionale di salute pubblica dell’Oms, ha un tasso di letalità stimato intorno al 50%. 

E l’influenza stagionale? La letalità stimata per l’influenza stagionale è inferiore all’uno per mille – tra lo 0,1% e lo 0,2% – con circa 8mila morti l’anno (50mila in Europa).

Le Guide, Coronavirus - 20 Marzo 2020

pagine 6-9

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